
Il desiderio di scrivere di sé, raccontare la propria storia, (o quella di un familiare) è un sentimento più diffuso di quanto si pensi. Non c’è bisogno di essere una rock star, un famoso tennista o un pilota di F1 per farlo. Potrebbe anche essere una storia all’apparenza banale e comune ma che, se raccontata bene, ha qualcosa da comunicare a tante persone “comuni” che in essa possono riconoscersi. Non serve essere famosi: serve essere veri.
Ma qui viene il bello. Ci hai fatto caso che andiamo a scuola di pittura per imparare a dipingere, di ballo per danzare, di tennis per giocare, di chitarra per suonare, ma a pochi viene in mente di andare a scuola di scrittura? Ci sono paesi dove frequentare corsi di scrittura è assolutamente normale ma l’Italia, su questo, sta iniziando a recuperare solo ora.
Se stai pensando di scrivere la tua autobiografia dovresti iniziare a considerare questo: non scrivi più solo per te ma per raggiungere qualcuno, per condividere, per comunicare. Anche se stai raccontando di te, attorno a te ci sono luoghi vivi, volti che parlano, emozioni intense. Se vuoi stabilire una connessione con i tuoi lettori, anche la tua biografia deve essere una storia avvincente, non una semplice cronistoria di eventi.
Che tu scelga il diario, la forma epistolare, la narrazione cronologica, il flusso di coscienza, l’allegoria, il romanzo in terza persona… che tu scelga un tono confidenziale o distaccato… non puoi evitare di scrivere un dialogo, descrivere un luogo stimolando i sensi del lettore, sapere quando mostrare un evento anziché raccontarlo. Insomma: ti serve la cassetta degli attrezzi dello scrittore.
Non esistono soluzioni fast food e non basta leggere qualche articolo per buttarsi a scrivere un’autobiografia scritta bene. Ma spero di darti, con questo articolo, qualche stimolo e qualche spunto utile. È solo un primo passo. Come direbbe Morpheus, sta a te attraversare la soglia.
Leggi e scrivi un sacco
Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco. Che io sappia, non ci sono alternative o scorciatoie. (Stephen King)
Insomma, leggi, leggi più che puoi. In particolare, leggi molte biografie e autobiografie (in fondo all’articolo, ti lascio una lista da cui iniziare se non hai idee). Noterai che i modi e gli stili in cui si può raccontare la propria storia sono infiniti e tu devi assorbirli per trovare e creare il tuo. E scrivi, allenati a scrivere. Tieni un diario, passa in rassegna i momenti salienti della tua vita, apri il cassetto dei ricordi (quelli piacevoli e quelli spiacevoli), guarda le fotografie e guarda volti, luoghi ed eventi con occhio attento e cuore aperto.
Aiutati con una fotografia
Don’t show what it looks like, show what it feels like. (David Alan Harvey, fotografo)
Una volta, una professoressa dell’Università ci chiese di portare in aula una fotografia con un nostro autoritratto e io portai la foto di un tramonto sulle risaie. Mi disse che andava bene. Sai perché? Wim Wenders ha scritto: “Si pensa sempre che ciò che viene strappato al tempo si trovi davanti alla macchina fotografica ma non è del tutto vero. Fotografare è un atto bidirezionale: in avanti e all’indietro”. Una fotografia è sempre un’immagine duplice: mostra il suo oggetto e, più o meno visibile, dietro, il controscatto: l’immagine di chi sta scattando, colta nel momento della ripresa. Torna alle emozioni di quello scatto e traducile in parole.
Il tuo viaggio dell’eroe
Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. (Haruki Murakami)
Tutte le storie che leggiamo o che vediamo rappresentate in un film si possono ricondurre a un modello narrativo universale che Vogler ha chiamato il Viaggio dell’eroe. Si tratta di un’interpretazione, migliorata, dello schema di Campbell che, a sua volta, risale alla struttura in tre atti di Aristotele. Questo modello dimostra che, alla base di tutte le storie, si possono individuare archetipi junghiani, preoccupazioni universali, sfide ricorrenti. Qual è la tua?
La vita di ognuno di noi è il nostro personale viaggio dell’eroe. Magari non dovrai gettare l’Unico Anello nelle fiamme di Mordor, ma è probabile che la tua storia parta da una situazione iniziale ordinaria e che, per una serie di complicazioni, circostanze, incidenti, incontri, tu ti sia trovato ad affrontare prove e sfide che ti hanno costretto a crescere per raggiungere il tuo obiettivo: amore, vittoria, giustizia, salute… E all’improvviso la tua storia diventa degna di essere scritta (e letta), perché non è più solo la tua ma di tante altre persone che vi si possono riconoscere. Diventa emozione condivisa.
Individua il tuo tema
Sembra banale ma non lo è. Quando decidi di scrivere la tua autobiografia devi per forza selezionare i momenti significativi in modo coerente alla storia che vuoi raccontare, e scartare gli atri. Come un regista taglia le scene inutili lo stesso devi fare tu con la storia della tua vita.
Sei una cassiera che potrebbe scrivere un libro con le situazioni più comiche e assurde viste in cassa? Un autista d’autobus che ha portato in giro vite, persone, storie, per trent’anni? Una persona che sta lottando contro una malattia? Un’impiegata intrappolata da vent’anni in una vita non sua che ha deciso di mollare tutto per fare il giro del mondo in bicicletta? Un ragazzo troppo sensibile che si è isolato dalla società? Ci sono storie che nascono da situazioni banali, incidenti, imprevisti, piccole cose. Trasformarle in libro dipende da te. Chiediti: cos’è che vuoi dire, trasmettere, ricordare? Perché? Quale deve essere il tratto distintivo, il motivo per cui la tua storia deve essere letta? Qual è il cuore del tuo racconto?
Individua il tuo pubblico, trova la tua voce
Una volta individuato il tema, probabilmente avrai già un’idea di chi possa essere il tuo lettore ideale. A chi ti rivolgi? Chi potrebbe rispecchiarsi nella tua storia? Pensa cosa ti spinge a scriverla, cosa vuoi comunicare, per chi vuoi farlo (oltre che per te!). Mentre scrivi, immagina di farlo per il tuo lettore ideale.
Individuare il tuo pubblico ti aiuterà a scegliere il linguaggio più adatto e così troverai più facilmente la tua voce: è comica, confidenziale, distaccata, professionale, sarcastica, cinica, leggera, positiva? La tua voce sei TU. Chi ti leggerà si aspetta che tu sia sincero: questo non significa che devi raccontare anche ciò che non vuoi, significa che si aspetta di sentire la tua voce autentica.
Non stai scrivendo per autocelebrarti, e nemmeno per giudicarti. Lo fai per comunicare. Comunicare viene dal latino communicare, con il significato di rendere comune, rendere partecipi. Comunicare significa raggiungere le persone. Pensa a loro quando lanci il tuo messaggio nella bottiglia.
E se stai scrivendo, o hai già scritto, un’autobiografia e senti il bisogno di una… messa a punto, contattami per una consulenza.

Tu perché scrivi?
Lo fai per ricordare un giorno importante. Per confessare le tue emozioni.
Per raccontare le tue storie. Per comunicare con un amico.
Per rileggerti fra vent’anni e sorridere. Per ritrovarti fra vent’anni e commuoverti.
Scrivi per convincere gli altri, perché vuoi farti ascoltare,
per esserci anche tu, ma non perderti fra gli altri.
Scrivi per esorcizzare i tuoi demoni.
Scrivi perché ami qualcuno.
Scrivi per vivere tante altre vite che non sono le tue ma vivono dentro di te,
o perché vivi una vita che non è la tua.
Scrivi perché la scrittura è più lenta del pensiero e della voce e riesce a tradurre le sfumature del tuo cuore.
Scrivi per dire cosa hai dentro, non in superficie.
Per creare. viaggiare, immaginare.
Scrivi perché le tue emozioni non si riassumono in un emoji, perché una IA non possa copiarti, per non essere inquadrato in un profilo.
Scrivi come se stessi scrivendo il messaggio in una bottiglia, perché scrivere è anche questo, no? Raggiungere qualcuno con un messaggio. Quindi scrivi quel messaggio meglio che puoi,
così che chi lo raccoglie sappia chi sei.
(E. B.)
Suggerimenti di lettura
Qui di seguito alcuni titoli che possono esserti utili per scoprire i mille volti dell’autobiografia. (Sono alcuni di quelli che sono piaciuti a me, il tuo compito è trovare quelli che ispirano te!)
- On writing. Autobiografia di un mestiere, Stephen King. Prendi 2 paghi 1, perché si tratta di un’autobiografia e un manuale di scrittura. Il tutto con il tono irriverente e schietto di un vero Maestro.
- Diario di una scrittrice, Virginia Woolf. Esempio di come un diario possa trasformarsi in romanzo. Intimo, struggente.
- Il futuro è stato bellissimo. Considerazioni di un ottimista sulla mortalità, Michael J. Fox. Lo stile diretto e ironico di un attore che ha incontrato il Parkinson sul suo cammino. Divertente e commovente.
- Open. La mia storia, André Agassi. L’autobiografia del tennista che odiava il tennis. Racconta i conflitti dell’uomo prima ancora di quelli dello sportivo.
- La mia autobiografia, Charles Chaplin. Un vero viaggio nel tempo alle origini del cinema, e nella mente di chi ha dato vita al Vagabondo.
- Greenlights. L’arte di correre in discesa, Matthew McConaughey. Aneddoti da cowboy e perle di saggezza nascoste in foglietti stropicciati. Greenlights è molto più di un’autobiografia. È un manuale di crescita personale.
- Cigni selvatici. Tre figlie della Cina, Jung Chang. I ricordi personali dell’autrice si trasformano in una narrazione epica che, attraverso la propria storia, quella della madre e della nonna, mostra uno spaccato incredibile di un tumultuoso secolo della storia cinese.
- Chiamatemi ancora Anza, Sara Anzanello. Le riflessioni della celebre pallavolista, dall’infanzia ai successi in carriera, fino alla scoperta della leucemia che l’avrebbe portata alla morte.