Il colore dell’ombra

Negli angoli di tempo cerco di imparare un po’ di giapponese. Dico “angoli” perché assomigliano al reading nook, l’angolino confortevole dove ci si rintana al calduccio con un bel libro.
Ho appena imparato che buio si dice 暗い (kurai) e luminoso 明るい (akarui). Questi aggettivi si antepongono a “colore” (色, iro) per dire se è scuro o chiaro.
Come dire: “colore del buio” e “colore della luminosità”.

Mi è subito venuto in mente il Libro d’ombra che Tanizaki Junichiro scrisse a metà degli anni Trenta.
Tokyo, la città senza notte, dove l’illuminazione totale è specchio di modernità e occidentalizzazione, si contrappone alla sensibilità tradizionale dell’arte giapponese, da sempre legata all’oscurità.
La casa tradizionale giapponese è fatta di muri spogli, porte con i pannelli in carta di riso, gronde che fanno scivolare all’interno una luce indiretta, tenue, che varia a seconda della stagione e dell’ora del giorno.
A decorare la casa ci pensa l’oscurità, dando valore alla luce.
La bellezza non risiede tanto nella cosa in sé ma nei prodotti del chiaroscuro, è in quello spazio indefinito dove l’ombra si addensa e mette in risalto la luce, che non esisterebbe se tutto fosse bianco.
Tanizaki vedeva nell’arte e nella letteratura i territori in cui l’estetica dell’ombra poteva ancora concretizzarsi:

“Ho scritto queste pagine perché penso che, almeno in certi ambiti, per esempio in quello dell’arte, o in quello della letteratura, qualche correzione sia ancora possibile. Vorrei che non si spegnesse anche il ricordo del mondo d’ombra che abbiamo lasciato alle spalle; mi piacerebbe abbassare le gronde, offuscare i colori delle pareti, ricacciare nel buio gli oggetti troppo visibili, spogliare di ogni ornamento superfluo quel palazzo che chiamano Letteratura. Per cominciare, spegniamo le luci. Poi, si vedrà.”

Spegniamo le luci anche noi, quando scriviamo o leggiamo?
Abituati, come siamo, ai riflettori e alla luce artificiale sia nella vita che nella bolla della lettura/scrittura, mi piace questo invito al chiaroscuro, alla luce indiretta e all’indefinito, a lasciare spazio a ciò che l’ombra fa emergere. L’essenziale.
L’essenza.

(E. B.)

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