
Sei nel blog di Clockword.
Qui condivido approfondimenti, articoli, riflessioni, brevi racconti: nessuno supera i dieci minuti ma in questa sezione ti invito a lasciar perdere l’orologio.
Se ti va di lasciare un commento lo leggerò volentieri, sarà un modo per conoscerci.
Sotto trovi un elenco degli articoli: buona lettura!
Elenco articoli (dal più recente)

Credo che non leggiamo e non sappiamo abbastanza di una fetta enorme del nostro pianeta, e che un libro abbia il potere di accorciare le distanze e aprire finestre su mondi che sono molto più vicini di quanto si pensi. In una visione neo-tolemaica in cui spesso pensiamo che l’Occidente sia il centro del (nostro) universo, ripercorrere le antiche rotte della Via della Seta significa non solo riscoprire antichi legami, ma anche cambiare prospettiva. Viaggiare apre la mente, anche se (almeno per ora) puoi farlo solo sulla carta. Anzi, seta.
Che differenza c’è tra fiaba e favola? Le fiabe sono davvero, solo, “roba per bambini”?
Riscoprire il vero significato di lupi cattivi, mele avvelenate, matrigne e principesse potrebbe essere un modo per ricordarci perché dobbiamo tornare a credere che un lieto fine sia ancora alla nostra portata.


Scrivere un’autobiografia: come trasformare la tua vita in parole
Il desiderio di scrivere di sé, raccontare la propria storia, elaborare la propria autobiografia (o la biografia di un familiare) è un sentimento più diffuso di quanto si pensi. Non serve essere famosi per avere qualcosa da raccontare, basta avere una storia vera, interessante, nella quale le persone possano riconoscersi. E scriverla bene. Come? Vediamolo insieme!
Dalla lettura (e dai metodi per renderla efficace) alle abitudini (buone e cattive) che possono aiutare o danneggiare lo studio. Una piccola guida per (ri)scoprire i superpoteri della lettura (fatta bene).


Libere riflessioni sulla traduzione linguistica, scaturite da un’espressione idiomatica cinese…
Tecnologia e digitalizzazione rischiano di far sembrare la scrittura a mano un’attività sempre più antiquata. Numerosi studi, però, dimostrano che essa ha un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e psicologico delle persone. Ha effetti sull’attenzione, la comprensione profonda, l’elaborazione critica e personale, la memoria; stimola inoltre le aree del cervello deputate all’elaborazione delle emozioni, favorisce la creatività, la consapevolezza, l’introspezione, e per questo è sempre più utilizzata a livello terapeutico. Questi, e altri mille motivi, per (ri)trovare il tempo e lo spazio per carta e penna.


Le parole, che tanto amo e con le quali lavoro, hanno anche un lato oscuro. Nell’era del copy e dello storytelling non esiste parola o frase che non sia studiata con un fine. Che si tratti di post, inserzioni, blog, ma anche notizie, lo scopo è attirare, convincere, emozionare, creare un bisogno. Con questo articolo desidero stuzzicare la tua consapevolezza per far sì che, quando leggi, parli, scrivi, tu usi la TUA VOCE.
Volevo scriverti di show don’t tell e di dialoghi, ho pensato di farlo con un racconto…
e un omaggio finale alla mia moto.


Self publishing sì, self editing no
In Italia l’auto-pubblicazione è, almeno in parte, vista ancora con sospetto o come sinonimo di scarsa qualità: che si tratti di narrativa, biografie o testi di divulgazione, chiunque può, potenzialmente, pubblicare un libro. Ma se quel libro deve essere il tuo biglietto da visita, se deve trasmettere autorevolezza e professionalità, allora è bene che sia un professionista a curarne l’editing e la correzione di bozze. Perché? Scoprilo nell’articolo!
Anche se il cinema è un medium diverso, che ha a sua disposizione strumenti diversi come regia, montaggio, fotografia, sonoro, è spesso di grande aiuto per comprendere e studiare l’applicazione delle tecniche narrative. L’incipit del Discorso del re per me è una bellissimo esempio di entrata in scena del protagonista e di uso perfetto dello show don’t tell.


Nel suo Libro d’ombra, Tanizaki Junichiro contrappone l’illuminazione totale delle metropoli, specchio di modernità e occidentalizzazione, alla casa tradizionale giapponese, dove l’oscurità dà valore alla luce, e invita a ritrovare, almeno nella letteratura, le sfumature e le ombre che fanno emergere solo ciò che è essenziale.
Autoritratto. Autoscatto. Selfie.
Una volta Wim Wenders scrisse: “si pensa sempre che ciò che viene strappato al tempo si trovi davanti alla macchina fotografica ma non è del tutto vero. Fotografare è un atto bidirezionale: in avanti e all’indietro. […] Una fotografia è sempre un’immagine duplice: mostra il suo oggetto e, più o meno visibile, dietro, il controscatto: l’immagine di colui che fotografa al momento della ripresa.”


Trasformare un film in romanzo consente al lettore un’immersione completamente diversa nella storia. Dà la possibilità di esplorare le emozioni dei personaggi in punta di piedi.
Adoro Star Wars e mi sono divertita molto a scrivere questo pezzo. Si tratta di una scena importante dell’episodio VIII, quando sembra che per i superstiti della Ribellione non ci sia più nulla da fare di fronte all’esercito del Primo Ordine. Ma la scintilla della Speranza forse non è ancora pronta per essere spenta…
Di come Chaplin ingannò il sonoro
e delle emozioni, delle scintille di genio e dell’umanità che la tecnologia non può dare. Il fattore umano è il veicolo delle emozioni: non imita ma crea… è quello dei fuori copione che diventano memorabili; è quello che elude, aggira e inganna la macchina… è quello che fa marameo alla prassi e si ribella alla logica.


Dal rovinismo romantico all’abbandonismo contemporaneo
Cosa cerchi in case vuote, fabbriche arrugginite, luna park silenziosi ricoperti di vegetazione?
L’abbandonismo ha qualcosa di diverso dal rovinismo romantico: non venera le vestigia del passato ma contempla la caducità delle cose, il silenzio, l’assenza. L’abbandono ci parla, dai luoghi più inaspettati, di passato, ma anche di futuro
Punk is not dead! It’s evolving. Dal cyberpunk allo steampunk fino al solarpunk passando per i sottogeneri meno noti, una carrellata lungo la linea evolutiva di una letteratura sempre ribelle e divergente dove vanno in scena gli aspetti peggiori, e qualche volta migliori, dell’evoluzione tecnologica e del suo rapporto con l’individuo e la società.


Calvino ha scritto: “all’origine di ogni mio racconto c’è un’immagine visuale.” Il suo linguaggio è un cocktail di fumetti, araldica, tarocchi e mappe del tesoro. Quali immagini lo ispiravano? E quali immagini ispirano oggi le sue parole? Come si sono evolute le Città invisibili? Un viaggio attraverso l’iconografia di un autore che non smette mai di ispirarmi.